lundi 28 janvier 2013


Fitch toglie l'outlook negativo agli Usa
Mercati europei cauti, Milano in rialzo

A Piazza Affari continua il rally di Mps che poi si sgonfia a fine seduta, mentre emergono nuovi dettagli sullo scandalo derivati. Piazza Affari maglia rosa del Vecchio continente. Segnali positivi dall'agenzia di rating che allenta le pressioni sull'economia americana. La Banca centrale del Giappone alza le stime di prodotto lordo a +2,5%. Spread Btp-Bund a 250 punti

MILANO - Mentre emergono sempre più particolari sul sistema-Monte dei Paschi e sulla genesi dell'attualescandalo sui contratti derivati, alla riapertura dei mercati gli investitori continuano ad acquistare le azioni Mps, che inizialmente faticano a fare prezzo per poi sgonfiarsi a fine seduta nonostante gli scambi sostenuti (segui il titolo). I titoli della banca senese sono reduci dal rally in doppia cifra di venerdì, preceduto però da tre giornate di passione.

Complessivamente l'intera Piazza Affari si è mossa in rialzo con l'indice Ftse Mib che a fine giornata guadagna lo 0,96% a quota 17.897 punti, ai massimi dal luglio 2011 nonostante l'Istat abbia comunicato dati preoccupanti sul fronte della fiducia dei consumatori, con l'indice relativo che a gennaio è calato a 84,6 punti(85,7 a dicembre). Si tratta del livello più basso dall'inizio delle serie storiche, cioè dal gennaio del 1996. Male anche la situazione degli stipendi, che crescono meno dall'inflazione. Tra i singoli titoli italiani, spicca anche la performance di A2a (guarda il titolo) su stime di conti positivi. Nel resto del Vecchio continente, il Cac 40 di Parigi segna +0,07%, il Ftse 100 di Londra cresce dello 0,16%, mentre il Dax di Francoforte cede lo 0,32%. Dopo la chiusura positiva di venerdì, con lo S&P 500 che ha messo a segno la più lunga serie di rialzi dal 2004 ed ha terminato sopra la soglia psicologica dei 1.500 punti, gli indici della Piazza newyorkese si muovono con cautela. Il Dow Jones è invariato come l'S&P 500, mentre il Nasdaq avanza dello 0,3%.

Lo spread, la differenza tra il rendimento offerto dai Btp italiani decennali e dagli omologhi Bund tedeschi, è stabile a quota 250 punti base. La cedola dei bond italiani sul mercato secondario è del 4,2%. Il Tesoro ha assegnato oggi tutti i 4 miliardi di euro di Ctz 2014 con un rendimento in calo all'1,434%, ai minimi dal 26 marzo 2010, dall'1,884% dell'asta di dicembre. La domanda ha raggiunto i 5,8 miliardi di euro. Assegnati anche Btp indicizzati all'inflazione con scadenza 2018 per 2,63 miliardi di euro, meno del target massimo previsto di 2,75 miliardi, a fronte di una domanda che ha raggiunto 3,62 miliardi. Il rendimento medio è stato pari all'1,80%. Torna positivo, intanto, per la prima volta da giugno scorso il tasso sui titoli di Stato tedeschi con scadenza a un anno. Nell'asta odierna il rendimento medio è salito allo 0,1319% da -0,0085% precedente. Assegnati titoli per 2,07 miliardi di euro. La domanda ha raggiunto i 3,635 miliardi.

L'euro resta in linea con i livelli di apertura, con la moneta unica che viene scambiata a quota 1,345 contro il dollaro (1,3462 venerdì scorso alla chiusura di Wall Street). Lo yen è a quota 121,95.

A livello macroeconomico, negli Usa gli ordini di beni durevoli hanno segnato a dicembre un balzo mensile del 4,6% contro attese per un +2%. Bene anche l'indice Pmi di Chicago sull'attività manifatturiera, salito a 94,7 punti a dicembre dai 94,1 punti di novembre, calano a sorpresa, invece, i compromessi per la compravendita di case: sono scesi del 4,3% lo scorso dicembre. La decisione di rinviare a metà maggio il tetto dell'indebitamento per Washington ha invece allontanato il rischio che Fitch effettuasse un downgrade sul rating americano. La tripla A, per il momento, non è più sotto osservazione. Sul fronte corporate, Caterpillar ha annunciato utili netti in rialzo del 15% nel 2012 a 5,68 miliardi di dollari: 8,49 dollari ad azione, meno degli attesi 9,12 dollari.

Intanto buone notizie sono arrivate dall'Asia, dove il governo Giapponese ha rivisto in rialzo le stime di crescita del prodotto interno lordo (Pil) nell'esercizio a fine marzo 2014: sono passate a +2,5% da un precedente +1,7%. Nell'esercizio a fine marzo 2013, il Pil è atteso in crescita dell'1%, dopo essere salito solo dello 0,3% nel periodo precedente. A sostenere l'espansione dell'economia è soprattutto il miglioramento della domanda interna a seguito del massiccio piano di rilancio previsto dal nuovo governo guidato dal premier Shinzo Abe. Anche le recenti decisioni della Banca del Giappone (BoJ) in direzione di una politica monetaria più accomodante con un target di inflazione al 2% sono considerate un sostegno per la congiuntura del Paese. Per il nuovo esecutivo il prossimo bilancio segnerà anche un ritorno all'inflazione (+0,5%).

Le indicazioni sono arrivate dopo che la borsa di Tokyo aveva registrato una flessione dello 0,94% dell'indice Nikkei nella prima seduta di settimana. Sul listino, che ha inizialmente superato quota 11 mila punti (un livello che non toccava dall'aprile 2010) hanno pesato un lieve apprezzamento dello yen e soprattutto le attese per i risultati societari. Alla chiusura dei mercati Toyota ha annunciato vendite record nel 2012 (+22,6% a 9,75 milioni di auto) che le hanno consentito di riconquistare il primato tra le case automobilistiche. Nel resto dell'Asia spicca la performance di Shanghai (+2,41%); le indicazioni positive riguardano l'andamento dei conti delle società industriali cinesi. I profitti delle maggiori industrie dell'ex Celeste impero sono infatti saliti l'anno scorso del 5,3% rispetto al 2011. Nel solo dicembre l'aumento è stato di ben 17 punti percentuali. Bene anche la fiducia dei consumatori sudcoreani, al picco degli ultimi otto mesi.

Quanto alle materie prime, il petrolio è in rialzo sul mercato elettronico di New York con i contratti sul Wti con consegna a marzo che vengono scambiati a 96,04 dollari al barile; il Brent sale a 113,28  dollari. Andamento al rialzo anche per l'oro, che sui mercati dell'Asia viene scambiato a 1.660,10 dollari l'oncia.
(28 gennaio 2013)



La Bourse de Paris termine pratiquement à l’équilibre

Traders are pictured at their desks at the Frankfurt stock exchange
Les valeurs bancaires restent bien orientées. Crédit Photo : © Pawel Kopczynski / Reuters/REUTERS
Le CAC 40 a grignoté 0,07 % à 3 780,89 points. Les indicateurs en provenance des États-Unis ont soufflé le chaud et le froid.
Sur le fil! Après avoir longuement tergiversé, le CAC 40 a fait un modeste pas en avant. Il a gagné symboliquement 0,07 % à 3780,89 points, dans un volume d’échanges toujours modeste d’environ 2,2 milliards d’euros.
Ailleurs en Europe, l’indécision dominait également. Les indices ont terminé en ordre dispersé après avoir évolué en dents de scie toute la journée. Francfort a reculé de 0,32 % mais Londres a grappillé 0,16 %. Wall Street était tout aussi fébrile: en séance le Dow Jones reculait de 0,10 % tandis que le Nasdaq avançait de 0,16 %.
Le marché parisien a accéléré la cadence après la publication d’un indicateur positif en provenance des États-Unis. Les commandes de biens durables, traditionnel baromètre avancé de l’investissement des entreprises, ont grimpé de 4,6 % en décembre, suggérant que les craintes générées par le «mur budgétaire» n’ont guère pesé sur les projets des sociétés américaines. Autre bonne nouvelle, le premier constructeur mondial d’engins de chantier, Caterpillar, qui donne généralement le ton pour le secteur de la construction a dévoilé un bénéfice net en hausse de 15 % pour 2012.
Mais le marché a ensuite été refroidi par le recul surprise des promesses de vente de logements en décembre aux États-Unis (-4,3 %).

Les valeurs bancaires en grande forme

A Paris, les valeurs bancaires restaient bien orientées, à l’image de BNP Paribas (+2,14 %), Crédit Agricole (+2,43 %) et Société Générale (+0,99 %). Le marché a été rassuré vendredi par l’annonce de remboursements anticipés du premier prêt à long terme (LTRO) que la Banque centrale européenne (BCE) avait consenti aux banques de la zone euro.
Alstom (+2,87 %) a terminé en tête du CAC 40, toujours porté par l’annonce en début de semaine dernière d’un solide carnet de commande et de perspectives jugées favorable. De son coté EADS a grimpé de 2,73 %, soutenu par les bons résultats de sa filiale Astrium ainsi que par une note favorable des analystes de La Société générale, tandis que selon les analystes, l’éventuelle arrivée d’Anne Lauvergeon aux commandes du groupe jouait peu.
Les valeurs industrielles subissaient en revanche des prises de bénéfices au seuil d’une semaine chargée en résultats d’entreprises et indicateurs macroéconomiques aux États-Unis avec notamment les chiffres de l’emploi et de la croissance dans les prochains jours. Lafarge a ainsi cédé 2,36 %, Michelin 1,39 % et Technip 1,47 %.

Davos se divide en dos

Las citas empresariales se imponen a los debates públicos en el Foro Económico Mundial

      
Participantes en el Foro Económico Mundial en Davos (Suiza). / JEAN-CHRISTOPHE BOTT (AP)
Decía un ministro que el éxito de Davos es que se ha convertido en un foro de relaciones profesionales inevitable porque cuanto más crece, más obligado es estar ahí. Y que por eso no deja de crecer. Lo cierto es que cada vez más agendas se bloquean la penúltima semana de enero porque el Foro Económico Mundial resulta una cita obligada para muchos directivos y presidentes de grandes compañías y entidades financieras.
“Para mí ha resultado tremendamente productivo, pero no por el lado de los debates, ni siquiera en los paneles en los que yo he participado”, reconoce David Kirkpatrick, fundador de Techonomy, que se ha estrenado este año como participante. “Pasas tres días de reunión en reunión, sin hacer otra cosa que mantener encuentros. Es como un servicio de citas rápidas”, explica.
Los que acuden a Davos desde hace muchos años reconocen que el espíritu de la reunión está cambiando. Antes el eje del Foro Económico Mundial eran las discusiones y los debates públicos, donde intelectuales y hombres de negocios intercambiaban ideas sobre los problemas de la economía mundial y sus posibles soluciones. Ahora los debates se han convertido en el “espectáculo colateral, la excusa para todo lo demás”, reconoce un directivo español, habitual en la cita.
Todo lo demás es la posibilidad de mantener reuniones sin moverse de la estación alpina suiza, las reuniones privadas de no más de 50 participantes con los grandes gurús de distintas industrias y la posibilidad de hacer nuevos contactos profesionales que puedan ser útiles en el futuro. “Uno llega aquí con la agenda casi cerrada al completo, hay poco margen para la improvisación”, señala otro empresario español.
Y debe resultar productivo porque no resulta nada barato. Cada participante debe desembolsar 50.000 euros, desplazamientos y hoteles al margen. Si quiere un estatus especial como socio regional, deberá desembolsar otros 100.000 euros más, y si es socio industrial, 200.000 euros. De ahí en adelante, hay socios estratégicos (108, en esta edición) y luego, las empresas que mayor aportación hacen cada año se convierten en copresidentes de cada edición. La organización que preside Klaus Schwab presiona a los socios y a los participantes para que mejoren su estatus, y sus aportaciones, a cambio de reservas en mejores hoteles, salas reservadas en el centro de congresos y fiestas y debates exclusivos para ellos. En la mayoría de los casos, el desembolso lo realizan las empresas y pocos lo hacen a titulo individual.
“Todos los años, siempre había un tema que se convertía en el gran debate de Davos”, indica lord Nicholas Stern, del Instituto sobre Cambio Climático y Medio Ambiente. "Este año hay muchos debates pero mucha dispersión en los temas". "En otras ediciones, el segundo día ya se sabía cuál era el mensaje de Davos pero ahora parece que lo de menos son los debates", sostiene Moisés Naím, del programa para la Paz Internacional del centro Carnagie.
Los empresarios de los países emergentes han entendido a la perfección la oportunidad de relaciones públicas que representa Davos. “Esto ha crecido tanto porque antes no venían los chinos y ahora vienen muchos. Pero este año, sobre todo, hay muchísimos participantes indios. Y rusos, que han decidido aprovechar la plataforma que representa la presidencia del G-20”, admite un empresario español.

El Tesoro alemán vuelve a pagar intereses por las letras a un año

Italia coloca 4.000 millones en títulos a dos años al interés más bajo desde 2010

La Agencia Federal de Finanzas, el agente por el que el Tesoro alemán interviene en el mercado, ha colocado en el mercado 2.070 millones de euros en letras a un año (bubills) a un interés del 0,1319%. En la pasada subasta, celebrada el pasado 26 de noviembre, los inversores aceptaron pagar un tipo de interés negativo del 0,0085% por 2.730 millones de euros en títulos germanos. La demanda por la deuda alemana también ha descendido en términos absolutos. De los 5.036 millones que los inversores ofrecieron dos meses atrás, se ha pasado a 3.635 millones en esta emisión, aunque la ratio de cobertura se ha mantenido en 1,8.
Por su parte, el Tesoro italiano ha vendido 4.000 millones de euros, el máximo previsto, en bonos a dos años a un interés del 1,434%, mejor que el obtenido hace un mes, del 1,884% por 3.250 millones, y el nivel más bajo desde marzo de 2010. No obstante, la ratio de cobertura ha empeorado, pasando del 1,69 de diciembre al 1,45 obtenido en esta subasta. El país transalpino también ha colocado 2.628 millones en bonos a cinco años ajustados a la inflación, a un tipo de interés del 1,68%, mejor que el 2,46% obtenido en la anterior subasta, el pasado mes de septiembre. A pesar de la mejora en los tipos, el Tesoro no ha conseguido vender toda la deuda prevista (2.750 millones) y la ratio de cobertura ha sido peor que hace cuatro meses.

vendredi 25 janvier 2013


La proposta Cgil per il lavoro
"Disoccupazione al 7% nel 2015"

Il sindacato guidato da Susanna Camusso ha presentato un progetto che prevede 50-60 miliardi di investimenti medi annui per il triennio 2013-2015 che sarebbero coperti da riforma fiscale e tagli alla politica

MILANO - Interventi per 50-60 miliardi di euro nel triennio 2013-2015 per risollevare l'economia e arrivare a una crescita complessiva dell'occupazione del 2,9% con il Pil in aumento del 3,1% totale e il tasso di disoccupazione nel 2015 al livello pre crisi del 7%. E' l'obiettivo del "piano del lavoro, creare lavoro per dare futuro e sviluppo al paese" messo a punto dalla Cgil in contrapposizione a quello annunciato da Confindustria.

La Cgil propone, in particolare, un piano straordinario per "creazione diretta di lavoro per 15-20 miliardi di euro l'anno"; sostegno all'occupazione, riforma del mercato del lavoro e ammortizzatori sociali per 5-10 miliardi di euro ogni anno; restituzione fiscale per 15-20 miliardi di euro l'anno; piano per il nuovo welfare per 10-15 miliardi di euro annui.

I 50-60 miliardi medi complessivi necessari nel triennio, secondo il sindacato guidato da Susanna Camusso, vanno recuperati attraverso: riforma fiscale, che con una maggiore progressività può generare maggiori entrate per almeno 40miliardi di euro l'anno; riduzione dei costi della politica e degli sprechi con risparmi strutturali di almeno 20 miliardi; riordino delle agevolazioni alle imprese per recuperare almeno 10 miliardi; utilizzo di parte delle risorse delle fondazioni bancarie per il nuovo welfare; utilizzo programmato dei fondi europei; scorporo degli investimenti dal patto di stabilità; utilizzo di fondi pensione e Cassa depositi e prestiti.
(25 gennaio 2013)


Fmi, Italia avanti con le riforme
In cinque anni garantiscono +5% di Pil

In un "working paper" del Fondo Monetario Internazionale la richiesta di abbattere i costi del mercato del lavoro e aumentare la flessibilità interna. Con questi interventi e colmando il gap in tema di liberalizzazioni l'economia crescerebbe di oltre cinque punti nel 2015. Criticità nella riforma Fornero: lascia contratti atipici

MILANO - Liberalizzazioni e mercato del lavoro. Sono questi i cardini della ricetta della principale istituzione finanziaria internazionale per risollevare le sorti dell'economia italiana. Secondo un "working paper" del Fondo Monetario Internazionale, le riforme strutturali adottate dall'Italia con le liberalizzazioni "vanno nella giusta direzione", ma "una pronta e coerente attuazione è importante". Se l'Italia riuscisse a dimezzare il gap con il resto dell'Eurozona nelle liberalizzazioni e nel mercato del lavoro, sostiene il Fmi, il Pil potrebbe aumentare di 5,7 punti in cinque anni. Secondo l'istituto di Washington le riforme "devono puntare ad abbassare i costi di aggiustamento del mercato del lavoro" e a "introdurre maggiore flessibilità interna".

La recente riforma del mercato del lavoro promuove contratti di apprendistato ma lascia una serie di contratti atipici, prosegue il documento del Fmi. Gli economisti sottolineano che un'altra delle criticità che dovrebbe essere affrontata è il legame fra la crescita dei salari e quella della produttività, che non procede di pari passo e che ha creato un aumento dei costi del lavoro nel settore manifatturiero italiano dal 2000, erodendone la competitività. "In questo contesto l'accordo fra le parti sociali del giugno 2011 e il pacchetto fiscale dell'agosto 2011 sono delle misure apprezzabili" aggiunge il Fondo.

"Ci sono varie opzioni per poter rafforzare ulteriormente il mercato del lavoro", è il rilievo del Fmi. Per colmare il gap fra lavoratori permanenti e quelli a tempo, potrebbero essere considerati contratti più flessibili per i nuovi assunti che prevedano un aumento graduale delle tutele. Questo incoraggerebbe le assunzioni riducendo i costi per i nuovi assunti e aumentando la concorrenza sul mercato del lavoro. Per migliorare il rapporto fra salari e produttività, gli accordi raggiunti dovrebbero essere resi più operativi. Inoltre di più dovrebbe essere fatto per aumentare la partecipazione femminile al mercato del lavoro, che è una delle più basse fra i paesi dell'area Ocse".
(25 gennaio 2013)



MARKET OVERVIEW»
FTSE MIB17.726,89-0,17%
FTSE 1006.284,45+0,31%
DAX 307.857,97+1,42%
CAC 403.778,16+0,69%
SWISS MARKET7.458,66+0,01%
S&P 5001.501,02+0,41%
NASDAQ3.148,69+0,58%
HANG SENG23.580,43-0,08%

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Visco su Mps: "Abbiamo rilevato
problemi nel patrimonio della banca"

Il governatore della Banca d'Italia respinge le accuse sui presunti mancati controlli di via Nazionale. "Quando abbiamo riscontrato anomalie, siamo intervenuti. Ora collaboriamo con i magistrati per accertare se ci sono responsabilità individuali"

dal nostro inviato ELENA POLIDORI

A margine dei lavori del Forum di Davos, capita di incontrare il governatore Ignazio Visco e di discutere con lui sul caso del giorno: lo scandalo di Mps. Una vicenda complessa che preoccupa le autorità italiane e che rischia di avere pesanti contraccolpi d’immagine per l’Italia. Non a caso Visco rilascia interviste anche a tanti media stranieri.

Innanzitutto i controlli: come è possibile che vi abbiano nascosto le carte?
“La Banca d’Italia cura la sana e prudente gestione di una banca, si occupa di mantenere la corretta conduzione del sistema bancario. Interviene quando riscontra anomalie .  Ed  proprio quello che abbiamo fatto. Naturalmente  adesso bisognerà accertare eventuali responsabilità individuali: su questo sta indagando la magistratura. Noi  collaboriamo pienamente con i magistrati”.

Dunque voi vi siete accorti che qualcosa non andava?.
“E difatti siamo stati noi ad aver fatto pressione per la sostituzione del vecchio management. Il ricambio al vertice non è certo avvenuto per caso. La situazione di Mps era sotto osservazione da molto tempo.  Dalle analisi fatte risultava che aveva bisogno di una forte ricapitalizzazione: lo stato di liquidità della banca era compromesso”.

Sembra che ci siano divergenze sulla responsabilità dei controlli tra voi e il Tesoro 

“Il ministro Grilli ha ragione quando dice che i controlli spettano a noi. Ma non c’è nessun contrasto. Anzi, le comunicazioni di Tesoro e Banca d’Italia sono state coordinate. Siamo stati in stretto contatto, in questi giorni”.

Governatore, che significa collaboriamo con la magistratura?
“Che siamo pronti a dare tutte le informazioni all’autorità giudiziaria e che siamo pronti anche a rendere conto delle modalità con cui la vigilanza viene effettuata. Mi preme però fare chiarezza su un punto: la banca è stabile, non ci sono dubbi. Le responsabilità individuali emerse di recente e le eventuali perdite non sono tali da comprometterne  la stabilità”.
(25 gennaio 2013)